Ci sono alberi enormi dalla corteccia scura, quasi nera. Però c'è anche il minuscolo fiorellino rosa, umile, quasi nascosto in mezzo all'erba.
C'è il pino rachitico, poveretto, piantato male in un buco troppo piccolo.
C'è anche un cespuglio con le foglie piene di spine.
Ci sono gli uccelli, quelli che cantano, quelli che stanno zitti, quelli che cinguettano appena; ci sono anche le formiche, piccolissime, medie e grandi, sempre indaffarate, sempre al lavoro su e giù per la stessa stradina.
Ci sono piccole api nere, non fanno male a nessuno, ronzano nella pace che regna tutt'intorno.
E poi da qui vedo il faro. La sua luce nella notte mi fa tanta compagnia e mi dà tanta sicureza.
Me lo vogliono portare via questo luogo, ma io non lo lascio......
C'è poi anche il mattone rotto della casa, gli manca uno spigolo, è vecchio e stanco, ma sta lì, fermo.
No, per favore, non portatemi via questo luogo......
Parlo in silenzio, con la bocca chiusa, parlo con gli enormi alberi dalla corteccia scura, mi sentono e mi rispondono muovendo leggermente la chioma folta, piano, piano. Io li capisco, batto piano piano con dolcezza su uno dei loro tronchi, come si fa una carezza sulla testa di un cane.
Parlo con un fiorellino minuscolo, umile e timido, cerco di fargli coraggio affinchè fiorisca sempre, anche se piccolo dà gioia agli occhi il suo colore azzurro scuro in mezzo all'erba verde, lo tocco solo con lo sguardo, ho paura di fargli male.
Parlo con il piccolo pino rachitico, tutto storto e basso, gli chiedo scusa per il buco troppo piccolo in cui l'hanno piantato.
Parlo con il cespuglio spinoso, parlo anche con lui sempre con la bocca chiusa in silenzio.
Parlo con gli uccellini che cantano, il loro canto mi fa bene, mi fa sentire allegra e leggera e li ringrazio col pensiero. Parlo con gli uccellini che stanno zitti. Sono aristocratici, zampettano col petto in fuori. Parlo con gli uccellini che cinguettano appena. Forse col loro cip cip mi vogliono ringraziare delle briciole che metto sul terreno ogni mattina.
Parlo con le formiche, le osservo da vicino e imparo dal loro lavoro tante cose.
Parlo con le api nere che succhiano il miele dalla corteccia rugosa del pino rachitico. Vengono sempre una alla volta, forse per non disturbare. Le osservo con tenerezza, fanno parte di questo luogo da tanto tempo, come tutto il resto.
Parlo anche col mattone rotto della casa, quello a cui manca uno spigolo. Non lo tocco, potrebbe perdere un altro spigolo, lo guardo soltanto e lui mi guarda in un dialogo pieno di silenzio e di pace.
No, per favore non portatemi via questo luogo.......
Ma se proprio volete portarmelo via, aspettate che io non parli più, nemmeno in silenzio.......
Quanto ho raccontato si riferisce ad un periodo della mia infanzia, verso gli undici anni.
Il luogo è la villa dei miei nonni a Santa Margherita Ligure.
Purtroppo ho tutte le foto conservate in album ed io non so traferirle sul computer. Magari più avanti con l'aiuto di Francesco!! Ma ciò ha in fondo poca importanza, perchè ho tutto stampato nella mia testa e nel mio cuore.
Il periodo è quello per me molto triste di quando i miei genitori decisero di vendere la villa, dove io avevo trascorso tutte le mie estati. I miei nonni erano morti, e le spese per il mantenimento della casa erano troppo onerose. Soprattutto perchè si trascorrevano là noi tutti ora solo i mesi estivi.
Nonostante fossi parecchio sola in quell'incantevole luogo, i genitori venivano solo in agosto e io stavo coi nonni da giugno a settembre, tuta la natura mi dava tanta pace e mi divertivo e passavo ore guardando ciò che mi circondava e parlando con essa come se fosse la mia più cara amica......
Quindi la vendita della villa fu per me un vero dolore.
Forse allora avrei veramente dato qualunque cosa per non staccarmi da essa........




Carissima Antonietta, i tuoi ricordi sono molto poetici e mi hanno toccato l'anima.
RispondiEliminaCarla