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giovedì 31 marzo 2011

Il perchè ho frequentato un corso di decoupage. Storia di Andrea.


Qui di seguito voglio raccontare perchè improvvisamente mi decisi a frequentare un corso di decoupage al Comune di Milano.

A prescindere dal fatto che mi è sempre piaciuto, sin da piccola, pasticciare e scarabocchiare con le matite, coi pennarelli e con i pennelli, durante una passeggiata in una bella giornata di primavera di una decina di anni addietro capitai davanti alla Chiesa di San Francesco.


Erano circa le 12 e a quell'ora è usanza, presso il convento a fianco di questa chiesa, dare una ciotola di minestra accompagnata da un panino gratuitamente a tutti quelli che si mettono in coda davanti ad una finestrella dalla quale si vedono solo le mani di un frate che porgono ai richiedenti il cibo.
C'era una coda lunghissima, mi colpì molto, non avevo mai assistito a questa stupenda opera di carità.

Riflettei molto su quanto avevo visto e volli sapere un po' più da vicino come era sorta quest'opera pia.

Dopo qualche giorno tornai in quella chiesa e domandai di parlare con un qualunque frate dell'associazione.
Venni a sapere che L'Opera di San Francesco  non solo distribuisce il cibo ai bisognosi, bensì si dedica anche a persone sole, persone che per tante e diverse ragioni hanno perso tutti gli affetti; dà loro inoltre la possibilità di frequentare gratuitamente un ambulatorio medico, un reparto dove ricevono vestiario e c'è anche il modo di poter fare un bagno e di essere accuditi senza la necessità di un ricovero.

In quell'occasione seduto su una panca della chiesa conobbi ANDREA, 82 anni.
I suoi figli, che vivono in altre città, si fanno vivi solo raramente e lui è completamente solo in questa grande città da 7 anni, cioè da quando è morta sua moglie.
Quando aveva sentito parlare di questo centro di assistenza fu uno dei primi ad entrare, e mi racconta  con un sorriso che chiese: "Posso fare una doccia? C'è qualcuno che mi può aiutare nel lavarmi?"

Mi disse che aveva un locale per dormire; ma alla sua età, senza nessuno che si occupi di lui, ogni volta che deve fare una doccia o il bagno si sente molto insicuro, ha paura di cadere e di rimanere là senza poter chiamare qualcuno. Del resto fa anche molta fatica a lavarsi da solo ed ha anche molta difficoltà per prepararsi i pasti caldi.
" Mi tremano le mani e le gambe sono instabili", dice "faccio fatica ad andare al supermercato, a cucinare, a mettere le cose al loro posto, a volte sbatto la testa, a volte mi brucio..... a volte non sento il campanello della porta.....
Quella poca pensione che ricevo mi basta per le cose ultra necessarie......come l'affitto, la luce e il gas.

All'Opera di San Francesco invece riceve costantemente l'aiuto di cui ha bisogno:  Lui - come altri in simili condizioni - è contento quando si può sedere alla mensa in mezzo alla gente, scambiare qualche parola con persone di provenienza diversa.


I volontari poi lo salutano con affetto, gli sorridono, lo coccolano un po' come se fosse un loro vecchio amico, si interessano dei suoi problemi e quando serve lo mettono anche un po' in ordine con qualche capo civettuolo!
Qui lui, come molte altre persone in condizioni indigenti, si trova quasi come in famiglia sente il calore e il sostegno del contatto umano.

Va detto che oltre ai morsi della fame, alle varie necessità di cui  tutti abbisognamo, c'è anche un'altra necessità negli esseri umani meglio una specie di vuoto, frequente soprattutto nelle persone anziane : E' IL VUOTO DELLA SOLITUDINE, UN VUOTO PROFONDO QUANTO QUELLO DELLA FAME E DELLE NECESSITA' QUOTIDIANE.



Ed ora torniamo a me.
Allora, dopo aver parlato sia con il padre francescano che con Andrea, me ne tornai a casa col proposito che avrei dovuto fare assolutamente qualcosa  anch'io per contribuire all'assistenza di tutte queste persone sole e con poco sostentamento proprio.

Dopo circa una settimana incontrai un'amica di vecchia data che mi invitò ad iscrivermi, come aveva fatto lei, ad un corso di decoupage indetto dal Comune.
Mi si accese la "lampadina", ecco cosa avrei potuto fare: imparare  b e n e  l'arte del decoupage e poi vendere le cose fatte da me (allora si iniziava appena questo modo di esprimersi con il collage, ora purtroppo lo hanno imparato tutti!!!! e bisogna essere bravissimi per stare ancora sul mercato!!!!!).

Ho cominciato il corso.
All'inizio quanti tentativi.... e l'insegnante come era severa.... "Rifare, rifare, rifare!!!!!!!!!", ma alla fine me la sono cavata benino e col passare del tempo e degli esercizi, ecco che potevo cominciare ad "offrire" i miei oggetti, il cui ricavato sarebbe andato quasi tutto a favore della sopracitata opera pia.


Devo dire che ho incontrato tante persone disposte ad acquistare le mie "cosette". Facevo mercatini in parrocchia, al Trivulzio, a volte invitavo persone a casa e, con un buon caffè, le entrate erano sempre buone.

Ho poi trasmesso quest'arte durante le giornate del mio volontariato ai vecchietti della Principessa Jolanda, a quelle perone ricoverate ancora in possesso della manualità. Anche li abbiamo poi fatto dei mercatini con le cose fatte da loro, il cui ricavato serviva per comprare il materiale necessario per lavorare e trascorrere delle ore serene in compagnia.  Per loro vedere le "opere fatte con tanta passione" in vendita era una grandissima soddisfazione! E anche per me.

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