"Pronto, sono Aurora"....
"Aurora? Chi, scusi?"
"Antonietta, non mi riconosci? Sono Aurora G."
E mi comparve all'improvviso il suo viso, non ascolto le sue parole, la rivedo com'era là, nello spogliatoio di noi volontarie.
Era apparsa al termine del nostro orario di volontariato: Il capo coperto da un grazioso berettino di lana rosso, avvolta in un ampio giaccone, lunghi orecchini, una sciarpa intorno al collo.
Era entrata mentre mi stavo dando un po' di cipria sul naso: ho alzato gli occhi ed ho visto una ragazza giovane che mi guardava con aria smarrita come se ritenesse sbagliato il momento della sua presenza in quel luogo: io la guardai e la trovai molto magra, forse reduce da una malattia, ma le sorrisi.
"Vuole anche lei fare la volontataria?", le chiesi.
Uscimmo insieme e lei mi chiese perchè fossi diventata "volontaria presso gli anziani".
"E' una forza che improvvisamente ti viene da dentro: non è eclatante, non è descritta dai mass media, è silenziosa, ma salda e sincera. Ci fa essere poi più pazienti e ci dona la costante disponibilità", le risposi.
Passò del tempo e non la rividi più. Pensai che forse avesse cambiato idea. Ma mi sbagliavo.
Ci rivedemmo di nuovo nello spogliatoio, dove ci eravamo viste la prima volta, era infreddolita e si era addossata alla parete. La invitai a prendere un caffè nel salottino "ospiti" e una volta sedute scoppiò in un pianto sofferto.
Era stata operata al seno.
La rincuorai subito raccontandole che anch'io tre anni prima avevo fatto quella triste esperienza.
Dopo aver ascoltato il breve racconto del mio vissuto, si ricompose riinfilandosi il suo berrettino rosso sui corti capelli da ragazzino e mi raccontò di sè.
Mi raccontò di come la sua insistenza per un'ecografia aveva permesso di scoprire un piccolo nodulo che poi alla biopsia era risultato positivo, dei cicli di chemioterapia che stava ancora seguendo e del suo malessere......
Mi sentivo stringere il cuore, la sua presnza mi aveva turbato perchè mi aveva costretta ad accettare che la malattia avesse colpito anche lei, così giovane.... molto più giovane di me.
Naturalmente l'argomento "volontariato" era passato in secondo, terzo, ultimo piano.
Ce ne andammo in silenzio, salutandoci con la mano da lontano nel freddo dell'inverno con un arrivederci a presto.
Durante quell'inverno umido e grigio rividi spesso Aurora.
Aurora l'ho conosciuta così, Tutto quello che ci siamo dette nei nostri incontri non lo ricordo ma le sensazioni, quelle le rammento benissimo: Aurora, una donna diretta, con una forte carica di simpatia e umanità, forte e coraggiosa.
Finalmente arrivò la primavera, lei ricominciava a sorridere, il suo volto si addolciva e si illuminava parlandomi della sua bambina. Mi mostra l'ultima fotografia fatta con lei. L'impressione che avevo avuto di lei si era rivelata esatta: era proprio come l'avevo descritta nelle mie sensazioni.
L'avevo aiutata nel mio piccolo a superare lo smarrimento e la sensazione di impotenza, la paura del dolore e della morte, la sfiducia e la collera ed infine la "familiarità"! con la malattia. Cose che avevo già provato io, anche se il mio caso si era presentato molto meno grave del suo.
Adesso potevo tornare sull'argomento "volontariato", lasciato in sospeso all'inizio dell'inverno quando la vidi per la prima volta intenzionata allora ad entrare nel nostro gruppo Sant'Angelo.
Aurora era ora allegra, scherzavamo e ridevamo insieme ed ero certa che poteva trasmettere queste sue qualità ai vecchietti.
Avevo la netta sensazione che lei si fosse liberata della sua malattia come ci si libera di un ospite non gradito.
Ora rivedo Aurora molte volte alla Principessa Jolanda con i miei vecchietti, la vedo disinvolta, tranquilla
come se avesse vinto una battaglia e solo io, in mezzo a tutta quelle persone, so cosa vuol dire quel sorriso e quella serenità!
Sono tornata a casa e Matteo mi dice: "ti hanno cercato al telefono"
"Ma chi era, non ha detto il suo nome?"
Una certa Aurora, mi pare, una voce giovane....."
E' proprio Aurora G.: questa volta non ho dubbi!


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